Comunicato stampa conclusivo

XIX Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
LA PAROLA DI DIO NELLA VITA SPIRITUALE
Bose, 7-10 settembre 2011
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

XIX Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa COMUNICATO STAMPA CONCLUSIVO

“Se Dio non avesse voluto narrare se stesso a noi, nulla nella creazione sarebbe stato capace di parlare di lui”, canta un inno di Efrem il Siro (Sulla fede 44,7). Dio si rivela all’uomo, ma rimane nel nascondimento: attende la risposta dell’uomo. La Scrittura rivela Dio, e al tempo stesso fa iniziare il cammino che l’uomo intraprende nel suo cuore per cercare e trovare Dio, per ascoltare e rispondere alla sua Parola.

“La Parola  di Dio nella vita spirituale” è stato il tema su cui biblisti, patrologi, teologi ed esponenti delle diverse Chiese ortodosse, della Chiesa cattolica e delle chiese della riforma, hanno riflettuto nelle quattro giornate d’intenso studio e confronto fraterno del XIX Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa (Bose, 7-10 settembre 2011). Il simposio, inaugurato dagli interventi del priore di Bose, Enzo Bianchi e del metropolita Chrysostomos di Messenia della Chiesa ortodossa di Grecia (la Bibbia nella celebrazione liturgica), si è concluso con le relazioni del metropolita Elpidophoros di Bursa (Patriarcato di Costantinopoli), su La Sacra Scrittura nella vita spirituale, e del metropolita Ilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, su Limportanza della Bibbia per la Teologia ortodossa.

Nella tradizione ortodossa, hanno riconosciuto molti dei relatori, è fondamentale l’unità di Scrittura santa ed esegesi nello Spirito. L’assimilazione orante della Parola di Dio nell’alveo della Tradizione, intesa quale opera continua dello Spirito che rivela il mistero di Cristo, si realizza nella liturgia, nella preghiera personale del cristiano, nelle diverse forme della tradizione monastica. Il principio della lettura spirituale della Bibbia è sintetizzato ? ricorda il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I nel suo messaggio al Convegno ? da Marco il monaco nel v secolo: “Colui che è umile nel pensiero e impegnato nel lavoro spirituale, quando legge la Santa Scrittura, applica ogni cosa a se stesso”. Riprendendo una celebre immagine di abba Poemen, il patriarca augura che l’incontro con la vivente Parola di Dio ? come l’acqua che goccia dopo goccia scava la roccia ? trasformi verso dopo verso “le nostre esistenze in cellule vive del Corpo di Cristo”. “I problemi scelti per essere discussi quest’anno”, ha osservato a sua volta il patriarca di Mosca Kirill I nel suo messaggio, “ci chiedono di riflettere sui fondamenti stessi dell’essere cristiano”, e invitano tutti a “rivolgere l’occhio della nostra mente alla Sacra Scrittura”, affinché, secondo l’esempio dei santi padri, “la lettura della Sacra Scrittura rinvigorisca l’osservanza dei comandamenti del Signore e la sequela di Cristo”. L’obbedienza alla Parola di Dio contenuta nella Scrittura, “amata tanto in oriente quanto in occidente” è anche la via per “rinnovare l’impegno della comunione spirituale” tra i cristiani, come si è espresso papa Benedetto XVI, nel telegramma pervenuto tramite il Segretario di stato Card. Tarcisio Bertone. “L’incontro con la Sacra Scrittura, inteso come evento spirituale e dunque vero incontro con la Parola del Dio vivente”, ha scritto il cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, potrà recare importanti frutti “nell’ambito delle relazioni tra cristiani di diverse Chiese e Comunità ecclesiali”.

Numerosissimi i messaggi augurali ancora pervenuti, tra cui quelli del patriarca Ignazio IV di Antiochia, di Irinej, patriarca della Chiesa ortodossa serba, di Daniel, patriarca della Chiesa ortodossa romena, dell’Arcivescovo di Atene Hieronymos II, del Catholicos di Tutti gli Armeni Garechin II, del Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, dell’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams; del metropolita Filaret di Minsk e Sluck; di mons. Mariano Crociata, segretario generale della Commissione episcopale italiana, del dr. Olav Fikse Tveit, segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

Tra i rappresentanti delle diverse Chiese che si sono succeduti negli interventi durante i lavori, ricordiamo i metropoliti Georges del Monte Libano e Paul di Aleppo (Patriarcato di Antiochia),i vescovi Kliment di Krasnoslobodsk (Patriarcato di Mosca), i vescovi Porfirije di Jegar (Chiesa ortodossa serba), Grigorij di Veliko Tarnovo e Boris di Agatonitsa (Chiesa ortodossa bulgara), Serafim (Sigrist)(Chiesa ortodossa d’America), il cardinale Angelo Sodano, Segretario di stato emerito decano del Sacro Collegio, il vescovo di Pistoia Mansueto Bianchi presidente della commissione ecumenismo e dialogo della Commissione episcopale italiana, il vescovo di Biella Gabriele Mana, ordinario del luogo e di Ivrea Arrigo Miglio, segretario della Conferenza episcopale piemontese, don Andrea Palmieri officiale del pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, p. Constantin Preda (Chiesa ortodossa romena), delegato del Patriarca Daniel, p. Ruben (Zargaryan) (Chiesa apostolica armena), delegato del Catholikos di tutti gli armeni Garechin II, l’archimandrita Athenagoras (Fasiolo) (Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta), il canonico Jonathan Goodall (Chiesa d’Inghilterra) delegato dell’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e il dr. Michel Nseir, delegato del Segretario Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese Olav Fikse Tveit.

Il percorso del Convegno ha mosso i suoi passi lasciandosi guidare dalla comprensione spirituale della Scrittura nei padri della Chiesa. La centralità della Scrittura nella vita spirituale è una costante in autori come Giovanni Crisostomo(La Parola per la vita del popolo di Dio: San Giovanni Crisostomo, p. Dimitrij Jurevi?), sant’Efrem il Siro (Sant’Efrem il Siro cantore della Parola di Dio, Sebastian Brock), nei padri del deserto (La Bibbia nell’esperienza spirituale dei Padri del deserto, Luigi d’Ayala Valva) e in Gregorio Magno (La Lectio Divina come contemplazione della Parola: San Gregorio Magno, Photios Ioannidis), fino a un autore impregnato dello spirito patristico come Teofane il Recluso (Esegesi e vita spirituale: San Teofane il Recluso commenta i Salmi, Natalija A. Suchova). Ciascuno di questi autori ? e dunque il mondo greco, siriaco, egiziano, latino e russo ? ci ricorda l’imprescindibilità della meditazione delle Scritture.

Il convegno si è poi posto il problema di come l’esegesi dei padri, che ricorrevano agli strumenti di analisi e comprensione del testo loro contemporanei, possa essere oggi ripensata e integrata con l’approccio storico-critico, senza chiusure pregiudiziali. Questa problematica di grande attualità è stata affrontata da diverse angolature negli interventi di Daniel Ayuch (I Padri e le ermeneutiche della Bibbia), John Fotopoulos (Esegesi storico-critica della Bibbia e Ortodossia) Anatolij A. Alekseev(Rinnovamento spirituale e studi biblici in Russia tra xix e xx secolo). Non si tratta semplicemente di una disputa accademica, ma di una questione vitale per il futuro delle diverse chiese, come è emerso nell’ampio dibattito, presieduto da p. Michel Van Parys, dedicato alla Bibbia nella tradizione ortodossa ieri e oggi,che ha offerto una chiave di lettura ecclesiale, missionaria ed escatologica della Bibbia (sono intervenuti i vescovi Porfirije di Jegar, Boris di Agatonitsa, Kliment di Krasnoslobodsk, il prof. Petros Vassiliadis e il dr. Michel Nseir).

Il rapporto tra esegesi e vita spirituale ha trovato un momento di approfondimento e di confronto nella tavola rotonda sulla Bibbia nell’esperienza monastica oggi, presieduta da fr. Adalberto Mainardi, con contributi dell’igumeno Iakovos di Petraki, dell’archimandrita Serghei di Nuovo Valamo, dell’igumeno Petr Meš?erinov del monastero Danilov di Mosca, di p. Cesare Falletti, priore del monastero cistercense Dominus Tecum, di p. Christopher Savage di New Skete negli Stati Uniti. La presenza al convegno di numerosi monaci e monache ortodossi, cattolici e riformati, provenienti da monasteri di Grecia, Russia, Siria, Serbia, Bulgaria, Romania, Finlandia, Monte Sinai, Armenia, Etiopia, Egitto, Stati Uniti, Belgio, Inghilterra, Francia, Italia, è stato un segnale incoraggiante per misurare l’urgenza di una rinnovata presenza della Scrittura, non solo nella pietà personale del monaco e del cristiano, ma in ogni ambito della vita comunitaria. È necessaria una vera e propria “pedagogia” al discernimento della Parola di Dio, che è sovente molto difficile a causa della mancanza di autentiche guide spirituale.

Molti dei problemi sollevati nel corso delle discussioni hanno trovato eco nelle due relazioni della giornata conclusiva, che hanno tracciato un’ideale sintesi dei lavori. “Non vi può essere nessuna spiritualità e condotta di vita ortodossa vera e autentica”, ha detto il metropolita Elpidophoros di Bursa, “se non è basata sulla sacra Scrittura e da essa ispirata: la sacra Scrittura costituisce la fonte, il principio e il fondamento di quella che è chiamata ‘spiritualità ortodossa’. La spiritualità ortodossa non consiste soltanto in belle idee, sublimi pensieri e gradevoli riflessioni; è piuttosto un ethos ecclesiale equilibrato e autentico, uno stile di vita puro, un comportamento retto, un atteggiamento e una condotta di vita precisi … La spiritualità è la grazia di una vita nello Spirito santo; è una vita purificata dallo Spirito santo dopo una lotta in vista della purezza”. Di qui deriva una particolare missione per la Chiesa: quella di “avvicinarsi agli esseri umani amabilmente per insegnare come amare e come essere amati. Ciascuno di noi, leggiamo nei Detti dei padri del deserto, è chiamato a diventare ‘come fuoco’, per toccare il mondo con la forza mistica della Parola di Dio, così che … anche il mondo possa dire: ‘Qualcuno mi ha toccato!’ (Mt 9,20)”.

Quest’esigenza di coniugare l’ascolto della Parola di Dio con l’ascolto dell’umanità contemporanea, ha trovato un’ampia convergenza nell’intervento del metropolita Ilarione di Volokolamsk, che ha dichiarato “senz’altro sbagliata” l’opinione secondo cui “il cristiano ortodosso deve rifiutare la critica biblica poiché derivante da studi dell’ambito protestante”. “Gli studi storico-critici aiutano a ricostruire il contesto storico della Scrittura, a capire meglio come le parole della Scrittura erano intese dai suoi primi lettori e uditori”. Se “in base ai presupposti stessi della moderna scienza biblica l’interpretazione spirituale della Scrittura, fondamentale per i santi Padri, rimane fuori dal campo visuale”, occorre ricordare che il metodo storico-critico e l’ermeneutica biblica spirituale “guardano alla Bibbia da due punti di vista diversi”, ma “questi punti di vista non sono in contrasto tra loro”. “La Tradizione ortodossa comprende la Scrittura come un fondamento”, ha continuato il metropolita Ilarione: “Il cristiano ortodosso deve conoscere la Bibbia e vivere secondo essa. Essere un cristiano ortodosso senza conoscere la Bibbia è assurdo e fuorviante”. Di qui la necessità, per la Chiesa ortodossa russa, di una nuova traduzione che tenga “conto dei risultati della scienza contemporanea” e impieghi “tutta la tavolozza di mezzi della lingua letteraria classica russa per trasmettere la bellezza e multiformità dei testi biblici … senza allontanarsi dalla tradizione ecclesiale”.

Il programma del convegno è stato elaborato in collaborazione con le chiese ortodosse dal comitato scientifico presieduto da p. Enzo Bianchi, e composto tra gli altri da p. Hervé Legrand (Paris), p. Michel van Parys (Chevetogne),e Antonio Rigo (Università di Venezia), nell’intento di favorire l’incontro tra le diverse chiese e le tradizioni spirituali d’oriente e d’occidente. Frutto di questo incontro è stata la possibilità di mettere “in luce alcune tessere ? come si è espresso a nome del Comitato Scientifico nelle conclusioni fr. Sabino Chialà ? di un mosaico che resta in gran parte nascosto: il mosaico della Scrittura”, in cui però “si rivela a noi il volto di Colui di cui ci diciamo e ci vogliamo discepoli: il Figlio di Dio, che il Padre ci ha inviato per renderci a nostra volta figli nello Spirito santo”.

La XX edizione del Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, di cui sarà annunciato il tema dopo la riunione del Comitato scientifico nel novembre 2011, si terrà dal 5 all’8 settembre 2012. È prevista inoltre per giugno 2012 la regolare pubblicazione degli Atti anche di questo XIX Convegno, quelli del XVIII Comunione e solitudine sono già a disposizione.

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