La Sacra Scrittura e la Spiritualità Ortodossa

XIX Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
LA PAROLA DI DIO NELLA VITA SPIRITUALE
Bose, 7-10 settembre 2011
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

 Il metropolita di Bursa, Elpidophoros Lambriniadis, del Patriarcato di CostantinopoliRELAZIONE DEL METROPOLITA ELPIDOPHOROS DI BURSA

LA SACRA SCRITTURA
E LA SPIRITUALITÀ ORTODOSSA

 

 

 

 
 
 
Ascolta la relazione in inglese:

Permettetemi innanzitutto di osservare che per lungo tempo all’interno degli ambienti teologici e oltre è prevalsa l’opinione secondo cui lo studio della sacra Scrittura non era sinonimo di spiritualità e, al contrario, la spiritualità non scaturisce dallo studio della sacra Scrittura ma piuttosto dalla partecipazione frequente alle sacre liturgie, dall’ascetismo monastico, dalla preghiera mentale, eccetera.    

Tuttavia, dal momento che queste tendenze sono state ormai respinte sia in Oriente che in Occidente (1), vorrei cogliere quest’occasione per congratularmi con gli organizzatori per la felice combinazione di questi due elementi importanti – la spiritualità e la Scrittura – e procedere dunque con la trattazione del mio argomento.

Inizialmente e a guisa di introduzione vorrei affermare categoricamente che non vi può essere nessuna spiritualità e condotta di vita ortodossa vera e autentica che non sia basata sulla sacra Scrittura e non sia da essa ispirata. Senza alcun dubbio la sacra Scrittura costituisce la fonte, il principio e il fondamento di quella che è chiamata “spiritualità ortodossa”. La spiritualità ortodossa non consiste soltanto in belle idee, sublimi pensieri e gradevoli riflessioni; è piuttosto un ethos ecclesiale equilibrato e autentico, uno stile di vita puro, un comportamento retto, un atteggiamento e una condotta di vita precisi (2).           

L’espressione “sacra Scrittura” (Ἁγία Γραφή) è la definizione più adeguata, familiare e preferita, adottata nella chiesa ortodossa, in contrasto con il termine “Bibbia”. La sacra Scrittura comprende la totalità dei libri conosciuti e ispirati dell’Antico e del Nuovo Testamento (3). I cinquanta libri dell’Antico Testamento sono divisi in libri storici, poetici, didattici e profetici. I ventisette libri del Nuovo Testamento sono divisi in libri storici, didattici e profetici o apocalittici.        

L’apostolo Paolo parla di “sante Scritture” (Rm 1,2) e di “scritti sacri” (2Tm 3,15); egli osserva altresì: “Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Tm 3,16-17). Ispirata da Dio, la santa Scrittura è anche degna di fede e di considerazione, memorabile e certamente assolutamente degna di essere studiata. La santa Scrittura non contiene falsità, imprecisioni, inesattezze o “zone grigie”, come diremmo noi oggi. Si indirizza e si rivolge a ciascuno di noi in modo semplice per affidarci le grandi verità e i grandi misteri di Dio. Inoltre la santa Scrittura è autentica e contiene in abbondanza la grazia dello Spirito santo che preserva i suoi autori da qualsiasi resa erronea della rivelazione divina.

La santa Scrittura può essere considerata come una lettera personale inviata da Dio a ciascun cristiano. È la Parola di Dio salvifica e redentrice. Il Dio onnibenevolente, nella sua condiscendenza, raggiunge l’orecchio del credente e gli rivela i propri segreti per il suo progresso spirituale. Se qualsiasi libro dà delle informazioni, le sante Scritture trasmettono invece una trasformazione, essendo per l’essere umano che le riceve una trasfigurazione. Dio ci rivela la sua volontà attraverso le sante Scritture. Il Figlio unigenito, la Parola di Dio, la seconda persona della santa Trinità, “si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14) per la nostra salvezza. Il nostro Signore Gesù Cristo, “il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1,18) e ci ha fatto conoscere suo Padre. Il Figlio e Parola di Dio si è incarnato ed è entrato nella storia umana al fine di trasfigurare il mondo; ha inaugurato il suo regno per la salvezza della creazione da lui amata; dopo la sua ascensione al cielo non ha abbandonato l’umanità decaduta ma continua a regnare attraverso la Chiesa, sacramento di santificazione e di salvezza, corpo del Cristo vivente. Coloro che vengono battezzati nel nome della santa Trinità diventano membri di questo corpo invisibile il cui capo è Cristo stesso e sono nutriti dal suo corpo e dal suo sangue, che non si estinguono e a cui partecipano attraverso il mistero della santa eucaristia.            

Accanto al nutrimento mistico della santa eucaristia, la madre chiesa offre anche ai fedeli, quale nutrimento, la Parola di Dio che è essenziale per la vita di fede. Il compito principale della Chiesa, il suo ministero più amato, è l’offerta non soltanto del corpo e del sangue del Signore nella mistica cena eucaristica durante ogni divina liturgia, ma anche della sua Parola divina, la sacra predicazione del Vangelo contenuto e rivelato nella santa Scrittura.           

Vorrei qui ricordare le parole del patriarca ecumenico Bartolomeo pronunciate quando fu invitato a intervenire alla XII assemblea generale ordinaria dei vescovi cattolici. Questa fu la prima occasione nella storia in cui a un patriarca ecumenico fu offerta la possibilità di rivolgersi a un sinodo di vescovi cattolici. In quell’occasione sua santità ha dichiarato: “La Chiesa deve riscoprire la Parola di Dio in ogni generazione e farla udire con rinnovato vigore e persuasione anche nel nostro mondo contemporaneo che, nel profondo del proprio cuore, è assetato del messaggio divino di pace, speranza e carità” (4).           

I brani profetici, apostolici ed evangelici che sono letti durante le sacre liturgie e le divine liturgie sono la miglior occasione affinché sia offerta un’omelia solida e ben preparata da parte di un degno predicatore. Sfortunatamente, tuttavia, il sacro pulpito viene talvolta distorto e trasformato nella vetrina di un “invasato”, da cui il predicatore del Vangelo esprime in termini esaltati le proprie opinioni personali sugli eventi correnti del momento; oppure denuncia con animosità gli errori di coloro che vengono considerati “nemici”, e dunque fallendo ancora lo scopo di trasmettere il messaggio evangelico che porta con sé il gusto e la verità dell’eternità. Le persone non vanno in chiesa per sentire un’opinione in più sugli eventi contemporanei; ci vanno per essere rafforzati, consolati, incoraggiati e nutriti spiritualmente (5).

La Parola della santa Scrittura è eterna; appartiene a tutte le epoche e tuttavia è sempre attuale. Essa è, dopo tutto, la Parola di Dio essenziale e portatrice di vita, che risponde con potenza alle domande fondamentali dei giovani e ai problemi esistenziali di tutti gli esseri umani. Credo che la santa Scrittura non debba essere studiata come tutti gli altri libri che soddisfano soltanto il nostro intelletto. Essa offre cibo solido per lo spirito. Lo studio della Scrittura assomiglia alla preghiera. È il Libro par excellence della Chiesa, corpo di Cristo. “La Chiesa cristiana è, soprattutto, una Chiesa basata sulle Scritture. Sebbene i metodi ermeneutici siano diversi da un padre della Chiesa a un altro, da una ‘scuola’ a un’altra e dall’Oriente all’Occidente, tuttavia la Scrittura è stata sempre accolta come realtà vivente e non come lettera morta”, come affermò il patriarca Bartolomeo nel discorso già menzionato (6). Questo è esattamente il motivo per cui la sacra Scrittura può essere compresa e interpretata correttamente soltanto quando si acquisisce “il pensiero di Cristo” (1Cor 2,16), come ci ricorda san Paolo. Ciò comporta l’acquisizione di una sensibilità ecclesiale autentica, quale è quella esistente nella tradizione della Chiesa ed è espressa dai padri teofori (7). Lo studio della sacra Scrittura con una tale sensibilità e con tali presupposti può rafforzare la nostra lotta personale e incoraggia la vita e l’orientamento della spiritualità ortodossa. Chiunque si accosti alla sacra Scrittura in questo modo concorderà con il re profeta David che disse: “Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse, più del miele per la mia bocca” (Sal 119,103).           

Lo studio sistematico, continuo e approfondito della santa Scrittura ci farà scoprire che il nostro pastore è un Dio di assoluta benevolenza, è il nostro creatore, mentre noi siamo le pecore che ricevono la benedizione di Dio, che ricevono il dono e l’opportunità di essere condotte e guidate dal Buon Pastore, il nostro Signore Gesù Cristo. Noi siamo entrati nel suo gregge, la Chiesa, attraverso il battesimo, e in essa la cura pastorale nei nostri confronti è senza fine. In questo gregge troviamo protezione, sicurezza, benevolenza e impavidità. Condursi al pascolo da se stessi è sempre pericoloso e conduce all’isolamento e all’errore. Cristo crocifisso e risorto è il pastore spossessato di sé e autoimmolato, preservato da vanità, autoesaltazione e celata arroganza.           

Il pastore deve essere sapiente, trasparente, buono, puro, autentico, venerabile, sincero, saldo e pieno di amore. La vita spirituale ortodossa non può fare a meno di possedere tutte queste caratteristiche. Se porta in sé segni di stolta presunzione, di impurità legata all’egoismo, di mancanza di genuinità o di sincerità, di amarezza e risentimento, o magari di un’umiltà simulata che cela un falso atteggiamento farisaico e un discorso ipocrita sull’amore, allora ciò che ne risulta è un’azione empia, un teatro ben allestito che presto o tardi rivelerà, dietro all’attore mascherato, un traditore fraudolento che distorce la vita spirituale.           

Il diavolo e le sue schiere operano con ogni mezzo a loro disposizione per alterare, distorcere e sfigurare la verità; il diavolo e le sue schiere fanno qualsiasi sforzo possibile per rimuovere del tutto la sacralità della persona umana unica e irripetibile, al fine di allontanarci dalla Parola di Dio portatrice di vita. Ma questo “male è sradicato soltanto dalla santità, non dal rigore; e la santità introduce nella società un seme che guarisce e trasforma”, come conclude il patriarca Bartolomeo (8). A volte la luminosità spirituale, la serenità pacifica, la mitezza, la purezza e la gioia autentica possono parlare in maniera più potente delle parole eloquenti di sermoni appassionati. Come afferma sant’Ignazio di Antiochia: “Le parole [di una persona simile] possiedono la forza delle azioni e il suo silenzio la potenza delle parole”.           

Il successo delle grandi imprese non dipende tanto dalla destrezza, dalla capacità e dall’abilità retorica, quanto piuttosto dalla benedizione di Dio. Senza l’assistenza e il beneplacito divini le imprese umane si riducono a mera vanità. A questo proposito, l’arma più potente nella lotta contro il male è la preghiera (9). La fiducia e l’affidamento a Dio offrono una straordinaria sicurezza. Questa è la lezione e la raccomandazione della vita evangelica, che non delude mai la persona umile che intraprende il suo viaggio.           

La spiritualità ortodossa non è l’abilità a stare ritto su un alto pulpito, né l’applauso eclatante per il conseguimento di risultati eccezionali, né una forma di nirvana che non esiste nemmeno nell’ortodossia; e non è neppure una qualche condizione impeccabile o una passività, un’immobilità o una qualche perfezione. Secondo san Gregorio di Nissa la perfezione nella spiritualità ortodossa è un viaggio interminabile. La lotta spirituale è permanente e senza fine, incessante e che dura tutta la vita. In tale lotta ci saranno ritardi, ricadute, sconfitte, esitazioni, interruzioni e deviazioni. Questo è il motivo che sta dietro alla verità evangelica della metanoia: pentimento, cambiamento di mentalità, nuovo inizio, rinnovamento sincero della vita umana per opera della grazia divina (10). Il pentimento non ha niente a che fare con un imbarazzo ansioso né con sensi di colpa, ma piuttosto con il riconoscimento dell’essere peccatori, l’accettazione della propria inadeguatezza e il profondo desiderio di essere nuovamente uniti a Cristo. È un’opportunità di esame e di conoscenza di sé, riconoscendo la propria prigionia nei confronti delle passioni empie e la propria mancanza delle virtù divine, nonché il proprio disperato bisogno di essere liberati dal peccato. Il nostro ritorno a Dio incontrerà sempre le braccia aperte del Padre amoroso e pieno di attesa, pronto ad abbracciare e a baciare affettuosamente il figlio prodigo.

Cristo ha detto: “Io sono la verità!” (Gv 14,6). La sua Parola è assolutamente vera, anzi è verità essa stessa, dal momento che è anche amore. Per questo dovremmo sempre e dovunque parlare “nella verità e nell’amore”. Al giorno d’oggi, generalmente, la Parola di Dio non è ben accetta. I cuori sono ermeticamente chiusi e duri, spesso come pietre. Anche le orecchie sono chiuse. Le numerose preoccupazioni spinose della vita quotidiana, come afferma la parabola evangelica, sono ostacoli molto grandi. Vi sono naturalmente anche molti cuori ben disposti, cuori docili e benedetti. Se si possiede un cuore simile, allora qualsiasi debolezza umana può essere posta davanti alla santità della Parola di Dio affinché lo Spirito santo possa manifestare il significato della sacra Scrittura e lo guidi alla verità eterna. Al di là delle molte parole dei mass media, che ci offrono informazioni quotidiane e notiziari di attualità, il bisogno della Parola di Dio portatrice di vita resta urgentissimo. Speriamo che vi siano sempre coloro “che hanno orecchie per ascoltare” (Mt 11,15) (11). 

San Paolo così esorta il suo discepolo Timoteo: “Tu vigila attentamente” (2Tm 4,5). Facendo questo egli sprona Timoteo a essere costantemente vigilante nello spirito, così da poter vincere le passioni e divenire saldo nella sua natura spirituale. Qui credo vi sia l’essenza della spiritualità ortodossa: l’attenzione, la purezza, la vigilanza che si estende dappertutto, sempre e su tutto. Solo in questo modo l’umanità contemporanea può trovar pace. L’uomo deve vedere s stesso chiaramente, deve confrontarsi con i propri conflitti interiori e deve colmare il proprio vuoto. Cristo ha affermato questa verità in maniera potente: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8). Solo i puri, dunque, contempleranno il volto di Dio nel regno dei cieli. Non coloro che sono puri esteriormente, non coloro che si dicono puri per differenziarsi dagli altri, non coloro che sono puri pretenziosamente o soltanto esteriormente, ma piuttosto coloro che sono puri contemporaneamente nel cuore, nei pensieri, nell’immaginazione, nell’attività e nell’intenzione. Il presupposto fondamentale per acquisire la visione di Dio è, secondo san Massimo il Confessore, la purezza. San Basilio il Grande dice che la persona impura è incapace di accogliere l’energia divina. San Gregorio Palamas enfatizza il punto seguente: “Se possiamo dire che Dio ha una debolezza, dobbiamo dire che egli, il puro, non desidera dimorare tra cose impure”. E per san Gregorio di Nissa l’astensione da ogni male e un atteggiamento distaccato dalle passioni sono equivalenti della purezza.           

La vita spirituale ortodossa rende il cuore del credente compassionevole, soddisfatto, sereno, armonioso e pacificato. Il praticante autentico della spiritualità ortodossa è uno reso simile a Cristo, cioè uno che fa della vita di Cristo la propria vita, come afferma il beato anziano Sophronios Zacharoff. È allora che il credente può davvero divenire theophoros (teoforo, “portatore di Dio”), christophoros (cristoforo, “portatore di Cristo) e pneumatophoros (pneumatoforo, “portatore dello Spirito”).           

A questo punto credo che sia importante chiarire il significato di “spiritualità ortodossa”, poiché molti elementi a essa estranei si sono infiltrati nel tempo, creando serie distorsioni nell’interpretazione. La spiritualità è la grazia di una vita nello Spirito santo; è una vita purificata dallo Spirito santo dopo una lotta in vista della purezza. Con “purezza” non intendiamo un’etica sterile con criteri esterni prestabiliti. Una persona autenticamente spirituale è una persona adornata con i dono dello Spirito santo. Nella vita spirituale ciò che conta non è tanto ciò che uno pensa o immagina, ciò che uno vuole essere o crede di essere, quanto piuttosto ciò che una persona davvero è nel concreto. È pericoloso e discutibile usare come criterio il nostro sentire psicologico o affettivo; questo non è affatto un indicatore preciso della reale condizione spirituale di una persona. La vita spirituale non è ciò che piace a una persona, ciò in cui si trova a proprio agio o in cui prova diletto. Una tale spiritualità individualistica è centrata su di sé ed egoistica, dal momento che cerca di piacere al proprio “io”, di produrre la propria felicità, che conduce all’indolenza e all’indifferenza spirituali.

Una tale spiritualità ipocrita può prosperare sia in Oriente che in Occidente. Sorrisetti, scambi di cortesia, omelie sentimentali, ricette indolori: tutto questo si può diffondere facilmente e creare un piacevole sollievo psicologico che può persino essere considerato spirituale da qualcuno. In questo modo, tuttavia, si inganna il proprio spirito con delle illusioni; in questo modo non si gusterà mai il frutto maturo di una sana spiritualità ortodossa. La partecipazione alla liturgia, la preghiera secondo forme tradizionali e lo studio della sacra Scrittura sono indicativi più della religiosità che non della spiritualità. Spesso la spiritualità è identificata con l’avere pensieri e riflessioni profonde su Dio, oppure con l’essere emotivamente mossi da questi. Ma, come abbiamo già osservato, nell’Oriente ortodosso la spiritualità autentica ha più a che fare con i doni dello Spirito(12).          

I doni dello Spirito santo non sono armi con cui fronteggiare i nemici, simili a un’efficace panoplia; sono invece doni di amore che sono riversati su coloro che lottano con umiltà e onore. La Chiesa è sempre stata afflitta da salvatori autoproclamatisi tali, da guide spirituali presunte tali, con ambizioni e azioni empie, e ne ha sempre sofferto. I doni dello Spirito santo non sono concessi affinché qualcuno prevalga o sorpassi gli altri, ma piuttosto affinché qualcuno progredisca spiritualmente e si metta al servizio degli altri. La Chiesa ha la missione di avvicinarsi agli esseri umani esistenzialmente e amabilmente per insegnare agli altri come amare ed essere amati, per guarire gli altri e insegnare loro ad accogliere gli altri, a essere in comunione con gli altri e spronarli al cambiamento. Come leggiamo nei Detti dei padri del  deserto: “All’interno della comunione dei santi, ciascuno di noi è chiamato a diventare ‘come fuoco’, di toccare il mondo con la forza mistica della Parola di Dio, così che – come un’estensione del corpo di Cristo – anche il mondo possa dire: ‘Qualcuno mi ha toccato!’ (Mt 9,20)”(13).          

Spesso nel cristianesimo è prevalsa una sorta di spiritualità puritana, e questa ha occasionalmente influenzato anche l’Oriente, dove alcune organizzazioni religiose diedero grande importanza alle maniere di comportamento esteriore, risultando faticose e dannose per molti. Questa spiritualità puritana di alcuni decenni fa venne presentata come contraltare a un’altra spiritualità, più psicologizzante. Comunque, entrambe queste spiritualità sono assai distanti dalla vera, preziosa essenza della spiritualità ortodossa, dal momento che questa si preoccupa seriamente dell’intera persona impegnata nella lotta ascetica, sebbene non faccia dell’ascetismo un fine in se stesso. Dopo tutto, l’ascetismo è soltanto un mezzo per conseguire il fine ultimo: il rinnovamento e la trasfigurazione dell’uomo vecchio. Questo è ciò che san Serafino di Sarov intese parlando dell’acquisizione dello Spirito santo onnipotente. Questo dono della grazia divina non è determinato dall’uomo, dal basso, ma da Dio, dall’alto.           

A volte gli uomini sono gelosi dei loro fratelli che sono considerati più importanti o degni di attenzioni privilegiate, oppure che si pentono più profondamente o gustano il frutto dello Spirito prima di loro. A volte, come il fratello maggiore nella nota parabola del ritorno del figlio prodigo, alcuni se la prendono addirittura con il loro Padre celeste. Questa è la ragione per cui il criterio principale e più significativo per misurare il progresso nella vita spirituale ortodossa è la maturazione nell’amore. Il Nuovo Testamento è pieno di inni, affermazioni ed esortazioni riguardo all’acquisizione e alla maturazione dell’amore. Più amiamo più diveniamo simili a Dio che è Amore. La verità è che, sebbene lottiamo per imparare come amare in maniera autentica, normalmente non vogliamo amare l’altro come egli o ella è; vogliamo prima cambiare gli altri come noi immaginiamo o desideriamo che essi siano. Fare spazio all’altro, onorarlo, ascoltarlo, rispettarlo, accompagnarlo, sostenerlo ed essere paziente con lui, tutte queste sono caratteristiche essenziali del vero amore. Così il criterio di una persona autenticamente spirituale è se essa ama in modo autentico, disinteressato, con spirito di sacrificio e, in generale, nel modo in cui il Signore Gesù Cristo ama. Il ruolo dell’ascetismo cristiano è di ammorbidire il cuore di pietra, di offrire una qualche integrità, equilibrio e “rotondità” che ci permetta di “rotolare” verso gli altri e che ci faccia pentire di fronte alle nostre passioni. Saremo così più compassionevoli, più pazienti, più misericordiosi, più tolleranti verso gli altri, nostri fratelli peccatori come noi, amandoli in maniera più genuina.    

In un’omelia rivolta a coloro che ritardavano il loro battesimo, san Gregorio di Nissa afferma che il nostro amore per Dio è riflesso nella disponibilità da noi mostrata verso i nostri fratelli; tale amore è la nostra salvezza e la coltivazione delle virtù. Al fine di seguire la via stretta e in salita della spiritualità ortodossa dobbiamo studiare profondamente le sacre Scritture così come i suoi interpreti, i santi padri; dobbiamo anche essere autentici, coraggiosi, pazienti e, soprattutto, umili. Inoltre, dobbiamo abbandonarci interamente alla grazia e alla misericordia del Dio onnibenevolente. Dobbiamo arrenderci a colui che ci ha amato fino all’estremo, assai prima che noi lo amassimo. E l’amore che riserviamo per Dio è mostrato concretamente dall’amore per gli altri, dalle azioni di carità. Così possiamo parlare della spiritualità ortodossa e dell’amore come i frutti dello Spirito santo.        

Il fine della spiritualità ortodossa è la santificazione e la santità. Dobbiamo stare attenti a non trascurare o ad abbandonare questo fine, assumendo una miriade di altre attività che sono estranee alla vera natura e al vero scopo della spiritualità. Un profondo senso di gratitudine e consolazione, ringraziamento e lode riflette la nostra nobiltà spirituale, la magnificenza di ciò che in greco potremmo chiamare philotimon,  cioè un sentimento di amore e onore, un sentimento di dignità e nobiltà che distingue un figlio adottivo. Quando veniamo criticati per non essere in grado di mostrare chiaramente la presenza tangibile dello Spirito santo nella vita della Chiesa, non è sufficiente enumerare semplicemente i nomi dei santi contemporanei; dobbiamo anche includere le nostre esperienze personali dello Spirito santo. Tutte queste cose non sono prerogative esclusive del clero e dei monaci ma di tutti i battezzati nel nome della santa Trinità. San Massimo il Confessore dichiara che coloro che conducono la loro vita in accordo con le leggi divine sono accolti da Dio in maniera mistica come membri della sua stessa famiglia.           

Dobbiamo anche ricordare che l’esicasmo ortodosso è ispirato dalla sacra Scrittura, così come è rafforzato e sostenuto dalla vita sacramentale della Chiesa. Questo è il modo in cui la persona umana è unita a Dio. Questa unione spirituale trascende ogni conoscenza; è ciò che conduce all’esistenza la perfezione spirituale. Durante le controversie esicaste del XIV secolo il conflitto della scolastica e del razionalismo con l’ortodossia e l’ortoprassi fu di fatto un incontro dell’umanità con Dio attraverso le energie divine e increate. Il pensiero teologico ortodosso rivela a un livello sublime come la spiritualità ortodossa è profondamente connessa con il culto divino.         

Qualche volta dobbiamo anche accogliere senza timore l’autocritica. La Chiesa contiene la pienezza della verità, e tuttavia non possiamo sempre provare questa verità. Il compito della Chiesa è quello di mantenere e di proclamare senza compromessi la verità rivelata, presentando una sintesi della dottrina ortodossa e dell’etica cristiana in tutta la loro autenticità, ed è inoltre quello di una testimonianza di amore, di speranza e di convinzione. Padre Dumitru Staniloae scrive: “Il compito della teologia nel nostro tempo è quello di dare all’umanità una luce superiore che illumini tutti gli aspetti della vita umana, una consolazione definitiva, una convinzione ferma che le attività umane hanno un senso essenziale. Il suo scopo è quello di motivare le persone a partecipare pienamente a queste attività, nella convinzione che stanno lavorando per compiere il piano di Dio, che chiama la totalità della creazione verso il suo destino ultimo”(14). Il contributo della teologia all’umanità oggi e domani è quello di aiutare le persone ad acquisire una nuova spiritualità caratterizzata da un contenuto radicalmente ortodosso.   

Siamo tutti consapevoli del fatto che all’interno del cristianesimo nel suo sviluppo storico si è prodotto il tragico fenomeno della divisione, che provoca naturalmente seri problemi. A questo proposito, la testimonianza della Chiesa ortodossa è la testimonianza del Cristo vivente, che venne nel mondo per la rigenerazione e la salvezza del mondo intero. Il cristianesimo ortodosso offre innanzitutto una testimonianza di verità e di amore, la testimonianza di una verità unica e di un amore unico. In generale, il mondo non capisce che cosa significa sacrificare l’ego affinché scompaia l’egoismo, e di conseguenza non può sperimentare l’amore creativo e disinteressato di Dio. Nonostante ciò, in questo mondo corrotto l’amore autentico dei cristiani può sconfiggere il male del mondo. La fede e la speranza in Dio ci aiutano a mettere le ali e permetono al nostro amore di planare ancora più in alto. Così, credenti e seguaci di Cristo sono sempre degli elpidophoroi, cioè dei “portatori di speranza”. Una tale testimonianza di amore divino da parte dei fedeli non può essere mai semplice teoria, ma comporta piuttosto una vita offerta in sacrificio. Una tale vita autentica è il frutto della speranza che presuppone il rispetto per la libertà dell’altro. Il grande amore di Dio per tutta la creazione non sminuisce affatto la libertà umana. Sfortunatamente, si parla molto di libertà oggi ma coloro che parlano di essa sono proprio quelli che la calpestano più volgarmente.           

Spossata per le innumerevoli preoccupazioni di una vita rumorosa e distratta, l’umanità contemporanea desidera ardentemente la pace e la tranquillità, sia esteriore sia interiore. La testimonianza della verità evangelica e la dimensione silenziosa della spiritualità ortodossa sono esigenze particolarmente opportune oggi. La testimonianza potente dell’amore, della libertà e del silenzio devono essere oggi offerte abbondantemente da parte della Chiesa a tutti coloro che desiderano la salvezza. Questa offerta benedetta è un obbligo e una responsabilità da parte della Chiesa nei confronti di tutti. L’ortodossia è ecumenica e deve abbracciare tutti con amore(15). Secondo le parole di san Gregorio il Teologo: “Non cerchiamo di prevalere ma di accogliere i fratelli, dalla cui separazione siamo sconvolti”(16). San Gregorio, uno dei nostri migliori teologi, ci ricorda che il nostro proposito non è quello di vincere, dal momento che il nostro Signore ha già ottenuto la vittoria su colui che doveva essere sconfitto. Il nostro proposito ora è di guadagnare il nostro fratello e la nostra sorella, così che possiamo sconfiggere la divisione che ci separa e ci sconvolge. La testimonianza della chiesa ortodossa è la testimonianza della salvezza e della rigenerazione di tutti: questo è il messaggio della sacra Scrittura e questa è l’esperienza della spiritualità ortodossa.           

Permettetemi di concludere questa presentazione con le parole del mio patriarca che si riferiscono a uno dei suoi predecessori tra i santi: “Come ci ricorda san Giovanni Crisostomo, il sacramento del ‘nostro prossimo’ non può essere isolato dal sacramento dell’‘altare’ … Se affermiamo di conservare il sacramento dell’altare non possiamo trascurare o dimenticare il sacramento del prossimo: questa è una condizione fondamentale per realizzare la Parola di Dio nel mondo all’interno della vita e della missione della Chiesa”(17).

Il metropolita di Bursa
Elpidophoros Lambriniadis,
Patriarcato di Costantinopoli

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(1) Cf. The Message of Ecumenical Patriarch Bartholomew at the 19th Ecumenical International Conference on Orthodox Spirituality at Bose Monastery (September 7-10, 2011): “None of the spiritual principles and elements make sense or produce results without the fundamental principles espoused and expounded in the Holy Scriptures”.

(2) Op. cit. “… the Word of God is not simply something inspirational or influential. It is definitive and normative for the spiritual life, serving as ‘a lamp unto our feet, and a light unto our path’ (Psalm 119,105)”.

(3) Cf. P. N. Trembelas, Γραφή, Ἁγία, in Religious and Ethical Encyclopedia, vol. 4, Athens 1964, p. 658.

(4) His All Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew, “The Word of God in the Life and Mission of the Church”, The Vatican, October 18, 2008.

(5) Cf. Monk Moses the Haghiorite, Χριστὸς χριστιανοῖς χαρὰ χαρίζει (Christ grants joy to Christians), Athens 2008, p. 116.

(6) His Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew, Ibid.

(7) “Scripture is the living testimony of a lived history about the relationship of a living God with a living people”: His All-Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew, Ibid.

(8) His All-Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew, Ibid.

(9) “Imbued with life of the sacraments and the purity of prayer, we are able to enter the innermost mystery of God’s Word”: His All-Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew, Ibid.

(10)“Yet for this spiritual revolution to occur, we must experience radical metanoia – a conversion of attitudes, habits and practices – for ways that we have misused or abused God’s Word, God’s gifts and God’s creation”: His All-Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew, Ibid.

(11) Cf. Archimandrite Chrysostom Papathanasiou, Ἡ Ἁγία Γραφὴ πάντα ἐπίκαιρη, Athens 2003, pp. 33-36.

(12) Cf. Protopresbyter Vasileios Thermos, Οὐσία τῆς πνευματικῆς ζωῆς: μία ἢ πολλὲς πνευματικότητες in κκλησία 7 (2011), pp. 444-445.

(13) His All-Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew, Ibid.

(14) Fr. Dumetru Staniloae, Θεολογία καὶ Ἐκκλησία, Athens 1989, p. 218.

(15) Cf. George Mantzaridis, Μέθεξις Θεοῦ, Thessaloniki, 1979, p. 299-300.

(16)St. Gregorio the Theologian, Logos 41, PG 36,440B.

(17) His All-Holiness Ecumenical Patriarch Bartholomew, Ibid.

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