Dacci oggi il padre spirituale

XVI Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
LA PATERNITÀ SPIRITUALE NELLA TRADIZIONE ORTODOSSA
Bose, 18-21 settembre 2008
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

© La Stampa, 19 settembre 2008, Cultura p.37DACCI OGGI IL PADRE SPIRITUALE

La Stampa, 19 settembre 2008
di SILVIA RONCHEY

«Dove c’è lo spirito c’è libertà». Scritte duemila anni fa da san Paolo, queste parole risuonavano mirabilmente nel discorso tenuto in Francia, davanti ai monaci eredi di Bernardo di Clairvaux, da Benedetto XVI, un Papa spesso criticato per i suoi continui richiami al dogma e all’autorità e per l’apparente scarsa attenzione alla libertà delle coscienze. Ma oggi, con la moltiplicazione esponenziale dei quesiti quotidianamente posti dagli sviluppi della tecnologia e della scienza, amplificati o semplificati dai media, appare sempre più necessario che a orientare i laici in materia di dottrina cristiana intervengano persone a conoscenza delle complessità teologiche o anche semplicemente del significato profondo delle scritture: non solo in possesso di un catechismo schematico o del suo vago ricordo, come capita a volte ai nuovi teocon, cui avviene di lasciarsi andare a dichiarazioni di «cristianismo estremo» che nelle intenzioni sarebbero filoecclesiastiche, in realtà imbarazzanti per la Chiesa stessa. Insomma, c’è bisogno di chi aiuti i vecchi o nuovi cristiani o «crististi » a praticare con umiltà quella grande e desueta virtù che si chiama discernimento.

Questa virtù da sempre definisce una figura antica: il padre spirituale, «un maieuta», spiega Enzo Bianchi, «che esercitando l’accompagnamento libera dall’individualismo quanti si mettono sulla nuova strada della vita spirituale». Non è uno psicanalista, né una figura sacramentale come il confessore, ben diversa nel suo ministero di perdono e di riconciliazione tutto interno alla disciplina ecclesiastica. Mentre quello del padre spirituale è un «ministero di epifania» che aiuta attraverso la dialettica a «manifestare i pensieri del cuore» anche, volendo, nei non credenti, ancorandoli però a una dottrina ormai troppo spesso ignorata, ponendo in dialettica la realtà dell’oggi con l’insegnamento atavico delle scritture, facendosi così garante della correttezza ecclesiastica. Perché quella che Ratzinger ha chiamato «tensione tra legame e libertà », cioè tra bisogno di appartenenza e necessità di autonomia, non si traduca al cospetto dell’attualità in un chiacchiericcio eccitato e narcisistico, è necessaria l’«esperienza antropologica», come la
chiama Bianchi, «di colui che aiuta la libertà, ma anche a esercitarla con responsabilità e a ricondurla al Vangelo», a una riflessione millenaria in cui l’improvvisazione non solo del pensare ma anche del sentire può essere dannosa.

È dunque di profonda attualità il tema del XVI Convegno Ecumenico Internazionale di Spiritualità Ortodossa, «La paternità spirituale», organizzato con il patrocinio congiunto del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e del Patriarcato di Mosca, che si è aperto ieri al monastero di Bose in memoria di un grande padre spirituale recentemente scomparso, Emilianos di Silyvria, e alla presenza di un parterre eccezionale di teologi e prelati delle varie confessioni cristiane. Ai grandi studiosi laici e ecclesiastici (da Gabriel Bunge a Michel Van Parys) e ai rappresentanti della Curia (da Achille Silvestrini a Brian Farrell) e dei due Patriarcati si affiancheranno i vertici delle Chiese ortodosse di Grecia, Antiochia, Ucraina, Serbia, Romania, Bulgaria, Armenia; insieme con monaci e monache venuti da Occidente e Oriente, alcuni anche dalla tormentata Georgia. Il convegno seguirà un percorso trasversale che dalla Bisanzio del IV e V secolo condurrà alla Russia del XVIII e XIX. Il padre spirituale è infatti una figura costante nella tradizione bizantino-ortodossa, fino agli starcy che dai monasteri dialogavano con i laici e tanto influenzarono la letteratura russa ottocentesca, a cominciare da Dostoevskij. Ma anche fino a quei preti sposati che ancora oggi nel mondo ortodosso fanno da padri spirituali persino ai non credenti. Senza nascondersi i rischi di plagio: una delle relazioni tratterà anche dei fallimenti della paternità spirituale in Russia dopo il crollo del comunismo, del fenomeno dei cosiddetti «falsi starcy», «dittatori delle coscienze» condannati dai sinodi della Chiesa di Mosca. Il «maieuta», il «cardiognostico» che si prende cura dei laici, che siano umili contadini o raffinati intellettuali teocon, è una figura invece meno diffusa e meno nota nella tradizione cattolica, in cui la paternità spirituale, esercitata nel mondo monastico, solo di rado e molto più discretamente che in Oriente ha pervaso la società esterna.

Ma oggi il fenomeno è in crescita, come osserva Bianchi. Non solo a Bose, dove alcuni dei fratelli e delle sorelle si prendono cura dei laici seguendo l’antica tradizione patristica: «Dagli Anni 60», spiega il priore, «sono molti i nostri monasteri, soprattutto benedettini, che hanno espresso padri spirituali e - novità novecentesca nonché tutta occidentale - anche madri spirituali». In questo, se è vero che la Chiesa latina «deve rivolgersi a Oriente per ascoltare la tradizione patristica e ortodossa», è anche vero che «l’Occidente ha oggi una maggiore esperienza di paternità spirituale in un mondo secolarizzato, e ha dunque da insegnare alla Chiesa d’Oriente».

SILVIA RONCHEY

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