Cristianesimo religione liturgica

  
Chrysostomos, Metropolita di Messenia
Cristianesimo religione liturgica

L'Osservatore Romano, 10 settembre 2011
di + CHRYSOSTOMOS di MESSENIA

Pubblichiamo stralci della relazione La Bibbia nella celebrazione liturgica tenuta dal metropolita di Messenia,
Chrysostomos, della Chiesa ortodossa di Grecia, al XIX Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa in corso di svolgimento al monastero di Bose, in provincia di Biella
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La Chiesa è essenzialmente una comunità celebrante. Prima di tutto è la celebrazione, e solo in un secondo tempo l’insegnamento e l’ordinamento ecclesiastico. Alla base di questa concezione liturgica della Chiesa sta la presenza nella storia di un Dio che vi si rivela, fatto che determina anche la sostanza del culto ortodosso. Il diretto ed essenziale rapporto tra la Chiesa come comunità celebrante e il mistero della divina economia è garantito dal fatto che la comunita` celebrante stessa da` un’interpretazione teologica tramite l’annuncio dei fatti storici della presenza e dell’azione di Dio che hanno un rapporto diretto con la sostanza e il messaggio della salvezza. Tutti questi fatti sono inscritti nella sacra Scrittura, Nuovo e Antico Testamento. Emerge cosi` l’importanza del ruolo della Scrittura nella formulazione di quello che definiamo «culto ortodosso», e ciò si vede chiaramente non soltanto dal lessico, ma anche dalla struttura delle sacre funzioni nel loro insieme, in particolare nell’anafora eucaristica.

Nel culto ortodosso i brani biblici utilizzati hanno un collegamento organico con tutta quanta l’adorazione e s’inscrivono organicamente in essa. Costituiscono i mezzi principali di espressione del concetto dell’anno liturgico, per il quale l’opera salvifica del Cristo vive non soltanto come attualizzata nel presente, ma come fondamento per cio` che verrà, forma futuri. Criterio di scelta e di classificazione delle letture bibliche nel contesto liturgico ed ecclesiastico e` rappresentato dal ciclo delle funzioni delle domeniche dell’anno nel periodo del triodio e del pentacostario, cioe` il periodo pentecostale: tutte le feste del Signore, della Madre di Dio, dei santi che s’inscrivono liturgicamente nella vita della Chiesa. In seguito si è costituito un sistema di letture bibliche per circostanze di vario tipo. Esiste un rapporto dialettico tra sacra Scrittura e culto divino, che e` da un lato esistenziale-esperienziale, come esigenza della comunita` cristiana di formulare l’esperienza della pregustazione del regno di Dio, e in secondo luogo eucaristico, quale evento ecclesiale. Questo conduce non soltanto a una comprensione intellettuale della Sacra Scrittura, ma anche alla sua interpretazione secondo la fede e la vita della Chiesa. Tale concezione dialettica (esperienziale ed escatologica) della Sacra Scrittura nell’ambito dell’assemblea eucaristica viene applicata dai padri della Chiesa anche nel contesto del simbolismo figurativo dell’adorazione divina. Il simbolismo figurativo di cui parlo non riguarda soltanto fatti e oggetti, ma tutti quei gesti e atti liturgici compiuti da chi agisce nell’adorazione; è incentrato sulla sacra eucaristia che costituisce, com’e` noto, il fulcro dell’intera vita cultuale e iniziatica della Chiesa.

La sacra eucaristia è un atto, una liturgia, e come liturgia costituisce un’assemblea-comunita` nella quale tutti, clero e popolo, ma anche tutti gli elementi (cioe` forme e gesti) raffigurano qualcosa del futuro: i novissima, le cose ultime, con cui s’identifica la verita` stessa. Per questo l’eucaristia come assemblea e` immagine del regno di Dio e pregustazione di gioia e di letizia. E` noto che le interpretazioni patristiche della Divina liturgia concepiscono l’eucaristia come assemblea, comunione e immagine, come un atto e una liturgia che è immagine del regno di Dio. Principale rappresentante di questo approccio interpretativo è Massimo il Confessore. Parallelamente, tuttavia, esiste anche un gruppo di ermeneuti patristici che attribuiscono maggior peso alla raffigurazione storica dei fatti della vita terrena di Cristo, cosi` come vengono citati nei Vangeli e integrati nella liturgia. Per quanto riguarda l’interpretazione del ruolo delle letture nella Divina liturgia, significativo e` il riferimento a Sofronio di Gerusalemme, per il quale il Vangelo rivela la presenza di Cristo Figlio di Dio, che grazie a esso diviene sempre piu` visibile non per enigmi, ma chiaramente, e del quale si comprendono le parole, gli ordini, le leggi che ci ha dato, le sofferenze, il sepolcro, la resurrezione.

Nella vita della Chiesa la dialettica tra Sacra Scrittura e adorazione divina e` rafforzata in modo diacronico e traspare anche a livello strutturale: in primo luogo nella collocazione della Sacra Scrittura sul sacro altare, un gesto che costituisce l’indizio visibile della presenza del Logos di Dio nella vita della Chiesa, e ciò nel pensiero patristico ha dato luogo a diversi approcci teologicoliturgici, a livello storico, simbolico ed escatologico. Si manifesta poi nella sacra eucaristia, ripetizione della storia biblica della salvezza dell’uomo fino alle realta` ultime. Il ciclo quotidiano delle funzioni annuncia senza sosta il messaggio evangelico della salvezza, per tutti. Le letture bibliche e la predicazione costituiscono cosi` parte imprescindibile della santa liturgia: senza «il mistero del Logos», la liturgia dei fedeli sarebbe incomprensibile.

+ Chrysostomos
Metropolita di Messenia

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