Discernimento tra storia e memoria

XXVI Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
DISCERNIMENTO E VITA CRISTIANA
Monastero di Bose, 5-8 settembre 2018
in collaborazione con le Chiese ortodosse

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Avvenire
5 settembre 2018
di JOHN ERICKSON

In un saggio molto discusso del 1989 Francis Fukayama predisse «la fine della storia in quanta tale» e «l'universalizzazione della democrazia liberale occidentale corne definitiva forma di governo umana ». In realtà però, la fine della guerra fredda non ha significato la fine della storia. I: «universalizzazione della democrazia liberale occidentale» che si supponeva avrebbe portato stabilità, prosperità, integrazione e pace all'Europa dell'Est e alla Russia non si è mai realizzata. Le nuove democrazie nate negli anni novanta si sono dimostrate fragili. L'adozione di politiche economiche neoliberali (liberalizzazione degli scambi, privatizzazione delle imprese statali, disciplina fiscale ... ) è sfociata in penose diseguaglianze e in una corruzione sistemica.

Quanta all'Europa occidentale, «già che appariva irreversibile - un'integrazione politico-economica sempre maggiore in un continente in cui i conflitti armati erano stati gettati nella spazzatura della storia assieme a ideologie totalitarie corne il comunismo e il fascismo - oggi sembra una fase storica passeggera... Scoraggiati di fronte all'incapacità che i governi gli europei stanno mettendo in questione la legittimità stessa della democrazia liberale» (Jamie Kirchik, La fine dell'Europa. Dittatori, demagoghi e !'arriva dell'epoca oscura, Yale 2017).

Oggi fronteggiamo questioni simili a quelle che i nostri antenati si ponevano all'indomani della prima e della seconda guerra mondiale. Come trovare aiuto nel passato dopa uno sconvolgimento di massa? Eche fare di un passato indesiderato o contestato? Tali questioni interferiscono anche sulla vita e il modo di pensare delle chiese, in modo particolare quando, corne perla maggior parte dei cristiani ortodossi, l'identità religiosa è strettamente collegata all'identità nazionale, etnica e culturale. Questo è un tempo in cui è richiesto un vigile discernimento.

Una volta, in casi del genere, lo storico poteva appellarsi ai "fatti". Ma gli storici post-moderni guardano con sospetto alla meta-narrazione, la grande storia, lo "schema narrativo totalizzante" che pretende di presentare la verità trascendente euniversale.
Nel nostro mondo postmoderno tutte le grandi narrazioni, sia religiose sia laiche, sono sospette.

L'ottimismo moderno ha lasciato il posta all'incertezza e alla paura.

Ed eccoci giunti alla novità della nostra situazione, al nostro tempo di discernimento.

Per buona parte della storia umana le connessioni tra passato, presente e futuro erano date per scontate. Esse erano espresse in forma di starie. Ma questo descrive effettivamente la nostra condizione presente? Commentando la nostra era dell'informazione, l'antropologo culturale Thomas Hylland Eriksen ha potuto sostenere che «sia il passato che il futuro sono minacciati dalla tirannia del momentoì ». Grazie a Twitter, ai
messaggi istantanei e a varie tecnologie in tempo reale, viviamo in un inevitabile "ora". Il disagio nei confronti della fretta vertiginosa del momento presente e delle incertezze riguardo al futuro possono condurci ad aggrapparci a tutto cià che prometta un senso di permanenza, di stabilità, di appartenenza.

Non c'è da stupirsi se sono sorti molteplici tradizionalismi: islamico, hindu, cristiano ...
Come possiamo, in un mondo postmoderno, restare saldi nella fede un tempo consegnata (letteralmente tràdita) ai santi? Puà essere istruttivo richiamare i modi in cui teologi della diaspora russa quali, tra gli altri, Vladimir Lossky, Georges Florovsky, John Meyendorff, affrontarono il tema della tradizione. L'autentica tradizione cristiana «ricorda e custodisce il passato, non perché è passato, ma perché è l'unico modo per incontrare il futuro» (J. Meyendorff). La tradizione cristiana ha dunque una dimensione escatologica, espressa più chiaramente nell'ethos sacramentale della Chiesa, e specialmente nell' eucaristia. L' eucaristia è infatti «un memoriale di quanto Gesù ha fatto in passato, ma è anche realizzata "finché egli venga"».

Spesso questa dimensione escatologica è stata oscurata o distorta. La moderna visione post-illuministica della storia corne inevitabile progressa; l'aspettativa che il futuro sia sostanzialmente migliore del presente; l' escatologia secolarizzata che identificava Regno di Dio e conquiste umane: tutto questo sembra oggi irrimediabilmente datato. Le starie di ieri hanno perso il loro potere di persuasione. Il carattere utopistico di questa escatologia ignora alcune realtà elementari dell'esperienza umana: il peccato, la morte, l'oppressione. Essa distrugge il contenuto principale della speranza cristiana: il fatto che la resurrezione abbia affrancato
gli uomini e le donne dalla dipendenza dalle "potenze e dai principati" di questo monda, liberandoli da cià che altrimenti costituirebbe la prigione delle loro condizioni sociali, fisiche e storiche.

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